Capillaroscopia
L'analisi del microcircolo cutaneo
L'interessamento del microcircolo nelle patologie infiammatorie era già ben noto sin dal XIX secolo. Giovanni Rasori (1766-1837), riportò per primo la presenza di un 'inestricabile sviluppo di capillari sanguiferi' a livello della congiuntiva infiammata grazie all'ausilio di una lente di ingrandimento.
Nel 1947, Windischbauer scrisse che 'Il reumatismo è principalmente un problema di capillari'.
Nel 1951, Cervini attuò un'ampia messa a punto del ruolo della capillaroscopia nel capitolo 'Metodiche d'indagine speciali' del libro 'Semeiotica delle malattie reumatiche' di Tommaso Lucherini.
In epoca più recente, una pregevole valutazione dello studio del microcircolo nelle reumoartropatie si deve a Walter Redisch et al. che nel 1970 valutarono attraverso criteri 'qualitativi' le caratteristiche morfodinamiche dei capillari periungueali in pazienti affettida artrite reumatoide, sclerosi sistemica, sclerodermia localizzata, lupus eritematoso sistemico, artrite psoriasica e dermatomiosite.
La capillaroscopia è divenuta una tecnica diagnostica grazie al contributo di Hildegard Maricq, il quale dimostrò il ruolo dello studio 'in vivo' del microcircolo nella sclerosi sistemica, definendo le caratteristiche dello 'scleroderma pattern' capillaroscopico.
Oggi la capillaroscopia è un esame di routine nella pratica clinica reumatologica ed, in Italia, rientra nel training obbligatorio per tutti gli iscritti alla scuola di specializzazione in reumatologia.
La capillaroscopia riveste un ruolo di primo piano nella diagnosi alle affezioni che rientrano nell'ambito degli 'scleroderma spectrum disorders' (sclerosi sistemica, connettivite mista, connettivite non differenziata, fenomeno di Raynaud pre-sclerodermico, dermatomiosite) ed è considerata un indagine di 'primo livello', nei pazienti con fenomeno di Raynaud 'isolato'.
Le osservazioni capillaroscopiche forniscono utili informazioni fisiopatologiche, per la diagnosi differenziale e la valutazione della risposta al trattamento.
