|

giovedì 26 settembre 2013

Dermoscopia e capillaroscopia: alleate nello studio della sclerosi sistemica

Prima evidenza di una stretta correlazione tra i profili capillaroscopici e le osservazioni dermoscopiche del microcircolo cutaneo nella sclerosi sistemica. Possibile integrazione delle due metodiche nella pratica clinica.

dermoscopia sclerodermia

Nonostante l’eziologia della sclerosi sistemica rimanga in parte ancora sconosciuta, la presenza della microangiopatia costituisce un elemento chiave nella patofisiologia del disordine. Nella pratica clinica reumatologica, l’esame del microcircolo eseguito mediante capillaroscopia permette di registrare la presenza di anomalie morfologiche della rete capillare tra cui teleangectasie, cioè vasi terminali appartenenti al plesso sub-papillare permanentemente dilatati.

La dermoscopia, una metodica simile impiegata nello studio del tumore cutaneo melanoma, ma anche di numerose condizioni cutanee infiammatorie (psoriasi, lichen planus, dermatite seborreica), permette anch’essa di analizzare le strutture vascolari associate a queste condizioni, e si è dimostrata parzialmente sostituibile alla capillaroscopia nello studio dei capillari della plica ungueale nelle patologie del tessuto connettivo.

Nel presente studio, pubblicato sulla rivista Journal of Rheumathology, i ricercatori del dipartimento di medicina interna dell’Ospedale San Martino di Genova hanno impiegato la tecnica dermoscopica come metodica complementare alla capillaroscopia nello studio delle caratteristiche vascolari delle telangectasie in differenti siti anatomici, tentando così di fornire una nuova descrizione morfologica delle alterazioni microcircolatorie rinvenibili nei soggetti affetti da sclerosi sistemica.

L’idea di fondo è proprio quella di fornire una prospettiva più vasta delle anomalie vascolari associate alla patologia, non più unicamente basata sulla mera osservazione del microcircolo digitale, ma sistemico, con il vantaggio di includere una parte del sistema capillare perpendicolare alla cute e più profondo, non altrimenti visibile mediate capillaroscopia.

Tra i principali riscontri dello studio è emerso che la tecnica dermoscopica risulta maggiormente indicata per identificare le anomalie riconducibili alle telangectasie localizate a livello del plesso microvascolare che giace orizzontale alla cute nei pazienti caratterizzati da una forma avanzata di sclerosi sistemica, mentre l’esame capillaroscopico permette un più accurato riconoscimento precoce del danno microvascolare papillare, il quale viene solo parzialmente osservato mediante dermoscopia.

Gli autori hanno quindi sviluppato un indice qualitativo dello stadio della malattia basato sulle osservazioni dermoscopiche, equivalente a quanto già descritto e implementato nella pratica clinica per la metodica capillaroscopica, e potenzialmente utilizzabile come marker clinico della severità della malattia. Questo dato permette, infatti, di ricondurre la presenza di un eccessivo numero di telagectasie reticolari alla situazione di sclerodermia avanzata, rispecchiata da una pattern capillaroscopico di tipo “late”, o avanzato. A conferma di questo, i pazienti che presentavano un indice dermoscopico positivo erano caratterizzati da un rischio sei volte più elevato di sviluppare la patologia e, addirittura, 13 volte superiore di presentare un pattern capillaroscopico di tipo late.

In conclusione, lo studio ha fornito per la prima volta evidenza di una stretta correlazione tra i profili capillaroscopici e le osservazioni dermoscopiche del microcircolo cutaneo nei pazienti affetti da sclerodermia, aprendo così la strada verso una possibile integrazione delle due metodiche nella pratica clinica.

Source:Anna R. Giampetruzzi, Chiara Mondino, Antonio Facchiano et al. Association of Dermoscopic Profiles of Telangiectases with Nailfold Videocapillaroscopic Patterns in Patients with Systemic Sclerosis Journal of Rheumatology 2013